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26 compagnes cachées de prêtres italiennes écrivent au pape

Avec nos amies, les compagnes italiennes.
Logo compagnes italiennes

                                                      ‘Ce logo est celui de nos amies italiennes.)

Comme en France comme en Suisse, come en Allemagne… les compagnes de prêtres et de religieux s’organisent. Et veulent se faire entendre dans cette lutte pour abolir cette règle purement disciplinaire du célibat ecclésiastique, règle inadaptée et de plus dangereuse.
Vous pouvez aller consulter leur Forum d’échange.
Pour peu que vous compreniez l’italien, vous aurez une vue des difficultés rencontrées par elles, difficultés d’autant plus vives que Rome est en … Italie !
mais cela n’empêche pas des prêtres de mener aussi double vie.

http://www.ildialogo.org/phpBB302/viewtopic.php?f=3&t=54&p=749#p749
per il blog sulla legge del celibato obbligatorio vai alla pagina: http://www.ildialogo.org/phpBB302

Récemment elles ont écrit une lettre au pape. En voici la version en italien :
                                 Lettera aperta al Papa
(e a tutti coloro che amano definire il celibato obbligatorio un “valore sacro”)


Lo spunto è la notizia di alcuni giorni fa, una delle tante affermazioni a valle di una vera e propria esplosione degli scandali di pedofilia nelle fila del clero:

PAPA Benedetto XVI ha detto : Il Celibato è un valore sacro
“L’orizzonte dell’appartenenza ontologica a Dio costituisce la giusta cornice per comprendere e riaffermare, anche ai nostri giorni, il valore del sacro celibato, che nella Chiesa latina è un carisma richiesto per l’Ordine sacro ed è tenuto in grandissima considerazione nelle Chiese Orientali”, ha spiegato il Pontefice durante il convegno “Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote”. 
“Esso è autentica profezia del Regno, segno della consacrazione con cuore indiviso al Signore e alle ‘cose del Signore’, espressione del dono di sè a Dio e agli altri. Quella del sacerdote è, pertanto, un’altissima vocazione che rimane un grande mistero anche per quanti l’abbiamo ricevuta in dono. I nostri limiti e le nostre debolezze devono indurci a vivere e a custodire con profonda fede tale dono prezioso, con il quale Cristo ci ha configurati a sé, rendendoci partecipi della sua missione salvifica”.

Chi scrive è un gruppo di donne, di ogni parte d’Italia, che ha vissuto o vive tutt’ora l’esperienza di una relazione con un prete o religioso. Siamo abituate a vivere nell’anonimato quei pochi momenti che il prete riesce a concedere e viviamo giornalmente i dubbi, le paure e le insicurezze dei nostri uomini, supplendo alle loro carenze affettive e subendo le conseguenze dell’obbligo al celibato.
E’ una voce, la nostra, che non può essere ignorata, dal momento che vi ascoltiamo riaffermare la sacralità di ciò che sacro non è, una legge, ignorando al contempo i diritti fondamentali delle persone. Ci ferisce
il disprezzo con cui nei secoli e nelle recenti dichiarazioni si cerca di mettere a tacere il grido di uomini e donne che patiscono nell’ormai lacerato sudario del celibato obbligatorio.
Intendiamo ribadire – nonostante ormai molta parte dei cristiani lo sappia – che questa disciplina non ha niente a che vedere né con le scritture in genere, Vangeli in particolare, né con Gesù, che non ne ha mai parlato.
Anzi, per quanto ne sappiamo, egli amava circondarsi di discepoli, quasi tutti sposati, e di donne. Ci direte che anche Gesù ha vissuto da celibe e il prete semplicemente si conforma alla sua scelta. Ecco, appunto, una scelta. Ma una norma non può essere una scelta, se non forzandone il senso. Se poi lo si definisce carisma, non può dunque essere imposto né richiesto, tanto meno al Signore, il quale ci ha voluto liberi, perché amore è libertà, da sempre.
E’ quindi verosimile pensare che intendesse negarne determinate espressioni ad alcuni dei suoi discepoli, al di là di ogni supposta opportunità?
Sono risapute le ragioni che, a suo tempo, hanno spinto la gerarchia ecclesiastica a inserire questa disciplina nel proprio ordinamento giuridico: interesse e convenienza economica. Poi il tutto nei secoli è stato condito con una certa dose di misoginia e ostilità verso il corpo, la psiche e le loro esigenze primarie.
E’, dunque, una legge “umana”, nel senso lato del termine. E’ da qui che bisogna partire, affinché ci si interroghi se, come tutte le leggi umane, ad un certo punto, in un certo momento storico, non sia il caso di ridiscuterla e modificarla o addirittura, come auspichiamo, eliminarla.
Per far questo, occorre molta umiltà, molto coraggio, quello di discostarsi dalle logiche di potere per scendere con lealtà nel mondo degli uomini al quale, piaccia o no, anche il prete appartiene.
Citando Eugen Drewermann (“Funzionari di Dio – psicodramma di un ideale, Raetia, 1995), “Secondo l’ideologia teologica la persona del singolo chierico assomiglia a un secchio d’acqua: bisogna svuotarlo completamente del suo contenuto per riempirlo fino all’orlo con tutto ciò che ai superiori ecclesiastici sembra desiderabile. In questo modo si neutralizza tutta la sfera dei sentimenti umani a favore del decisionismo del potere. Di tutta la gamma dei possibili rapporti umani sopravvive solamente un tipo di rapporto: la corrispondenza fra l’ordine e la sottomissione, il rituale di padrone e servo, l’astrazione e la riduzione della vita al formalismo del rispetto di determinate direttive”.
Non è una questione di avere più tempo da dedicare agli altri, come recita la più gettonata tra le innumerevoli frasi fatte utilizzate da coloro che ritengono che il chierico non debba e non possa avere un compagna, ma piuttosto un rifiuto dell’idea che gli sia consentito di godere di una presenza sentimentale più intima e personale, a volte addirittura delle stesse amicizie.
Infatti, prosegue Drewermann, “L’identificazione obbligatoria con il ruolo professionale non gli permette di vivere se stesso come persona, e quindi non ha altra possibilità che fingere il calore umano, la vicinanza emotiva, la comprensione pastorale, l’empatia, facendo smancerie, invece di vivere in modo autentico”.
Secondo questa visione istituzionalizzata, il prete si realizza nel suo ministero, attraverso l’ordine sacro, solo da celibe e per tutta la vita. Ma la decisione presumibilmente libera di un giovane ragazzo, entusiasta di una grande proposta che pensa di aver ricevuto, non presuppone che la sua profonda adesione al messaggio di Gesù non possa crescere, maturare, cambiare e magari meglio esprimersi, ad un certo punto, attraverso un presbiterato uxorato. E’ semplicemente questo che accade, quello che non si è in grado di vedere o di valutare a pieno.
Una scelta di questo tipo non può essere immutabile, e non si tratta né di un tradimento né tanto meno di una caduta o di una trasgressione perché l’amore non trasgredisce l’amore. E il prete, come ogni essere umano, ha bisogno di vivere con i suoi simili, di provare dei sentimenti, di amare e di essere amato e anche di confrontarsi profondamente con l’altro, cosa che, difficilmente è disposto a fare per paura di esporsi ad un pericolo.
Dietro alla cortina del detto e non-detto, questo è ciò che viviamo. E’ come se questo sistema ecclesiastico, con le sue norme, riuscisse ad imprigionare la parte più sana di tutti noi.
Cosa accade, di fatto, se il prete si innamora? Può scegliere:
1. Di immolare le proprie esigenze e i propri sentimenti, nonché quelli della donna, a vantaggio di un “bene più grande” (quale?)
2. Di viversi la storia di nascosto, con l’aiuto e la complicità dei superiori, basta che non si venga a sapere e che non si lascino tracce (leggi figli)
3. Di “gettare la tonaca alle ortiche”, espressione consueta che definisce la scelta di qualcuno che non ce l’ha fatta, cioè di un traditore.
Ciascuna di queste opzioni provoca un dolore grande alle persone coinvolte che, comunque vada, hanno molto da perdere.
E quali sono le scelte per la donna?
1. Immolare le proprie esigenze ed i propri sentimenti a vantaggio di “un bene più grande” (in questo caso il bene del prete)
2. Di accettare di vivere la storia di nascosto, passando il resto della sua vita nell’attesa che il prete possa dedicarle alcuni ritagli del suo tempo, attimi rubati, sacrificando il sogno di una storia accanto ad un uomo “normale”
3. Portare il peso di colei che ha costretto il prete “a gettare la tonaca alle ortiche”, oltre a condividere il peso del suo presunto “fallimento”.
Un prete che lascia è comunque considerato “colui che non è riuscito a portare avanti la grande necessaria rinuncia”, e quindi in qualche modo viene isolato. E questa è una cosa difficile da sopportare, per chi è convinto di essere “un prescelto, uno che ha ricevuto una chiamata speciale”, l’Alter Christus, che con un solo gesto delle mani consacra, trasforma la natura delle cose … che perdona, che salva!
E’ possibile rinunciare a tutto questo? E per che cosa?
Per una normale vita di coppia, che suona perfino banale al confronto delle potenzialità che il “funzionario di Dio” può esercitare attraverso l’ordine sacro.
Eppure, una delle frasi ricorrenti detta dai preti alle loro “compagne” , si riassume in poche parole “ho bisogno di te per essere quello che sono”, cioè , un prete.
Non stupitevi! Per riuscire ad essere testimoni efficaci dell’amore hanno bisogno di incarnarlo e viverlo pienamente, così come la loro natura esige. E’ una natura malata? Trasgressiva?
A ben leggere, questa espressione tradisce invece l’urgenza di essere anche parte di un mondo a due, di poter esercitare quel diritto naturale e fondamentale di cui spesso la chiesa istituzionale parla nelle ufficialissime e latine encicliche, riservato evidentemente ai soli laici, e negato ai chierici, che diventano così esseri soprannaturali, talmente separati da tutti gli altri, da non riuscire più a distinguerne i contorni.
Ma è possibile che non riusciate a vedere che il prete è dolorosamente solo? Ha un sacco di cose da fare, che gli riempiono la giornata ma gli svuotano il cuore. Spesso neanche se ne accorge, preso com’è dalle liturgie e dalle incombenze del suo ufficio.
E può capitare che tra le conoscenti ve ne sia una speciale che sembri, già a un primo sguardo, fatta apposta per scaldargli il cuore, completando ed arricchendo anche il ministero. E’ questo che accade, molto semplicemente.
Ma la disciplina ecclesiastica dice “No, tu sei stato scelto per qualcosa di più grande”. E si sente mancare, perché non riesce ad immaginare qualcosa di più grande di ciò che sta provando. Ma si fida dell’obbedienza che ha promesso, pensando che rappresenti la volontà di Dio, il suo piano per lui e per quelli come lui. Il celibe eroe torna quindi alla ribalta di un’istituzione che lo pretende così e magari ha già pronta una promozione in cambio della necessaria separazione.
E tutto questo scempio in nome di quale amore?
Quello che fa nascondere, che fa rinunciare, quello che fa male. Non è l’amore del Padre. Citando una conclusione di Drewermann, “Il Dio di cui parlava Gesù vuole proprio ciò che la chiesa cattolica oggi teme più di ogni altra cosa: una vita umana libera, felice e matura, che non nasce dall’angoscia, ma dalla fiducia obbediente e che è liberata dalle costrizioni della tradizionale tirannia di una teologia che preferisce cercare la verità di Dio in sacre scritture anziché nella santità della vita umana”.

Antonella Carisio
Maria Grazia Filippucci
Stefania Salomone
… insieme alle altre … anche a nome di tutti coloro che stanno soffrendo a causa di questa legge ingiusta
http://www.ildialogo.org/phpBB302/viewtopic.php?f=3&t=54&p=749#p749

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«Cher Papa Francesco,
Nous sommes un groupe de femmes de toutes les régions de l’Italie (et pas seulement) qui vous écrit pour briser le mur du silence et de l’indifférence auquel nous sommes confrontés tous les jours. Chacune de nous vit, a vécu ou a voulu vivre une relation amoureuse avec un prêtre, elle est dans l’amour. ”
Ainsi commence la lettre signée (avec seulement le prénom ainsi que l’initiale du nom de famille ou ville d’origine, mais dans la lettre recommandée envoyée au Vatican était un nom de famille et il y avait des numéros de téléphone) de 26 femmes qui prétendent rapports vivre romantique avec les prêtres. Les signataires de définir un «petit échantillon», mais prétendent parler au nom de tous ceux qui “vivent dans le silence.” “Comme vous le savez bien – nous lisons dans la lettre – beaucoup de mots ont été utilisés par ceux qui se mettent en faveur du célibat facultatif, mais peut-être que très peu est connu au sujet de la souffrance dévastatrice à laquelle est soumise à une femme qui vit avec une solide expérience du prêtre «tomber en amour. Nous voulons mettre humblement à vos pieds nos souffrances afin que quelque chose peut changer non seulement pour nous, mais pour le bien de toute l’Eglise ».
“Nous aimons ces hommes, ils nous aiment – ils écrivent les 26 femmes – et la plupart du temps on ne peut pas, même avec toute la volonté possible de rompre un lien si fort et beau, qui apporte avec lui, malheureusement, toute la douleur de« ne pas pleinement vécue. ” Un swing continue de “pousser et tirer” affligeant l’âme. Lorsque, arraché à tant de douleur, vous vous décidez pour une expulsion définitive, les conséquences sont tout aussi dévastateurs et reste souvent une cicatrice à vie pour les deux. Les alternatives abandonnent le sacerdoce ou la persistance de la vie dans une relation secrète “.
“Dans le premier cas, la situation forte avec laquelle le couple doit faire face est vécue avec une grande souffrance de la part des deux: nous, les femmes souhaitent que la vocation sacerdotale de nos camarades peut être vécue pleinement, ils peuvent rester au service de la communauté, pour mener à bien la mission qui pendant de nombreuses années ont joué avec passion et dévouement, maintenant encore plus revigoré par la force vitale de l’amour qu’ils ont trouvé avec nous, nous voulons les soutenir et les aider dans leur mandat “.
“Dans le second cas, à savoir le maintien d’une relation secrète – continue la lettre – promet une vie dans la clandestinité constante, avec la frustration d’un amour qui n’est pas complète ne peut espérer pour un enfant, qui ne peut exister à la lumière des soleil. Il peut sembler comme une situation hypocrite, restent femme célibataire ayant un côté en silence, mais malheureusement souvent on est forcé de ce choix douloureux, car il est impossible de séparer un amour si fort qu’il est néanmoins ancrée dans le Seigneur ».
Selon les signataires, le service total »à Jésus et à la communauté” se ferait “avec plus de dynamisme par un prêtre qui n’a pas eu à renoncer à sa vocation à l’amour conjugal, avec le sacerdoce, et qui serait également soutenu par sa femme et fils. ” Les 26 femmes font appel au Pape lui être convoquée “demandant d’apporter humblement devant vous nos histoires et nos expériences, en espérant être en mesure d’aider activement l’Eglise, que nous aimons tant, à une voie possible avec prudence et jugement . ” “Merci, Papa Francesco! – Ainsi se termine la lettre – je l’espère de tout mon cœur que tu bénis ces nos amours, nous donnant la plus grande joie que le père veut pour ses enfants: !!! nous voir heureux. “

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NB. Ci-dessous la réaction de Stefania Salomone, présidente de l’Association de compagnes Amore Negato.
Je fais quelques brèves remarques, tout à fait personnelle, mais qui reflètent l’approche du Site ‘il dialogo” (site de l’association AN).
Une lettre comme cela devrait être discuté avec les données, les citations, les expériences, et ne devrait pas avoir le son d’une demande plaintive qui vous fait tenir “dans l’humilité.”
Eh ! les Filles !!! Vous êtes les victimes, quelle humilité ?
Placer vos souffrances au pied du pape … mais qu’est-ce que cela signifie?
Dans cet article, il manque de la demande, la déclaration des droits fondamentaux de l’être humain, homme, femme. N’ont pas le courage de la rébellion, la quête de la justice, la compensation pour les années perdues, espère devenir illusions.
De cette manière, si vous remettez le ballon à l’institution, en attendant qu’elle vous autorise à faire quelque chose, vous ne serez jamais vraiment libre et donc heureuses.
Enfin, écrire une chose et non la rendre entièrement public avec les noms et adresses d’une approche me semble vraiment beaucoup (trop) similaire à la manière dont procède cette église. Qu’est-ce qui vous fait peur ?
“Je voulais juste écrire au pape et rien d’autre ?” Et pourquoi alors ne pas l’avoir fait en secret ? Maintenant, la presse devient folle à la recherche des auteurs pour faire des interviews, pour en savoir plus. Et ils n’ont rencontré que le silence et la dissimulation. Cela ne vous rappelle pas quelque chose ….?

Stefania Salomone
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Autre recension de leur démarche :
Vingt-six compagnes de prêtres ont demandé au pape François de réfléchir au célibat des hommes d’Église, dans une lettre ouverte publiée samedi par le site Vatican Insider.

« Nous aimons ces hommes et ils nous aiment », écrivent ces femmes qui signent de leur prénom et avec l’initiale de leur nom, dans ce courrier envoyé en recommandé au Vatican et dont le site spécialisé dans les informations religieuses a obtenu copie.

SILENCE ET INDIFFÉRENCE

« Cher pape François, nous sommes un groupe de femmes de toutes les régions d’Italie (et pas seulement) qui t’écrivons pour rompre le mur du silence et de l’indifférence sur lequel nous butons chaque jour. Chacune de nous vit, a vécu ou voudrait vivre une relation d’amour avec un ecclésiastique, dont elle est amoureuse », affirment-elles.

Elles affirment que leur situation est « dramatique », quelle que soit l’option qu’elles choisissent : la séparation, qui « provoque d’énormes souffrances » ou la poursuite d’une relation secrète, qui s’apparente à « une situation hypocrite ».

« POUR LE BIEN DE TOUTE L’ÉGLISE »

Ces femmes, qui ont laissé leur numéro de téléphone au bas de la lettre, veulent, « avec humilité, porter à (tes) pieds notre souffrance jusqu’à ce que quelque chose change, non seulement pour nous, mais aussi pour le bien de toute l’Église ».

Dans une audience accordée le 4 avril à Mgr Erwin Kraütler, prélat de Xingu (centre du Brésil), avait discuté avec le pape François de la possibilité d’ordonner prêtres des viri probati, c’est-à-dire des hommes mariés ayant fait leurs preuves. Selon le missionnaire autrichien, le pape lui aurait expliqué « qu’il ne pouvait pas prendre personnellement tout en main depuis Rome ».

« C’est nous, les évêques, qui sommes le plus fait des besoins de nos fidèles, qui devons être courageux et mettre en œuvre des solutions concrètes », a raconté à des journalistes Mgr Kraütler à qui le pape a confié qu’« un évêque ne peut agir seul ».

« EXIGENCES DU CÉLIBAT »

Un mois plus tôt le pape avait néanmoins rappelé devant des évêques africains que les futurs prêtres devaient apprendre « à vivre en vérité les exigences du célibat ecclésiastique, ainsi que le juste rapport aux biens matériels ».

En octobre 2013, le nouveau secrétaire d’État du Saint-Siège, Mgr Pietro Parolin, encore nonce au Venezuela, avait souligné au quotidien vénézuélien El Universal que le célibat ecclésiastique « n’est pas un dogme de l’Église » et qu’« il peut être discuté parce que c’est une tradition ecclésiastique ».

« CE N’EST PAS UN DOGME »

Des propos conformes à ceux tenus par le futur Benoît XVI quelques années plus tôt. « Ce n’est certainement pas un dogme », avait le cardinal Joseph Ratzinger, alors chef de la Congrégation pour la Doctrine de la foi, dans un livre d’entretiens publié en 1997, Le Sel de la terre.

Le célibat ecclésiastique est un état de vie auquel sont engagés, dans l’Église latine, les clercs, à l’exception des diacres mariés. La règle du célibat ecclésiastique comprend l’empêchement d’ordre pour le mariage. Ainsi, un clerc, même diacre permanent devenu veuf, ne peut se marier. En outre, un homme marié ne peut devenir clerc, sauf en vue du diaconat permanent. Cependant, une dispense de l’obligation de célibat peut être concédée, par le pape uniquement.

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Traduction rapide… via Google. On essaiera de faire mieux plus tard ! :

Lettre ouverte à Benoît XVI
( Et à tous ceux qui aiment à définir le célibat obligatoire comme une valeur «sacrée» ! )

Le point de départ de cette lettre ?  les journaux qui, il y a quelques jours, ont révélé une véritable explosion de scandales de pédophilie dans les rangs du clergé.

LE PAPE Benoît 16 a dit“Le célibat est une valeur sacrée”.
L’horizon ontologique de l’appartenance à Dieu est le cadre droit de comprendre et de réaffirmer, encore aujourd’hui, la valeur du célibat dans l’Eglise latine est un sacré charisme requis pour la commande et est tenu en grande considération dans les Eglises Oriental, le Souverain Pontife a expliqué lors de la conférence « La fidélité au Christ, fidélité du prêtre ».
“C’est vraie prophétie du Royaume, un signe de consécration au Seigneur avec un cœur sans partage au Seigneur et aux « choses du Seigneur », une expression du don de soi à Dieu et aux autres. Ce prêtre est soumis, par conséquent, à une vocation élevé qui reste un grand mystère à ceux que nous avons reçu comme un don. Nos limites et nos faiblesses doivent nous conduire à vivre et à préserver ce don précieux avec une foi profonde, par laquelle le Christ les a lui-même configurés en les associant à sa mission de salut. “


Les personnes qui écrivent ici, c’est un groupe de femmes de toute l’Italie, qui ont vécu ou vivent encore l’expérience d’une relation avec un prêtre ou religieux.
Nous vivions dans l’anonymat de ces quelques instants, le prêtre peut donner et de vivre tous les jours des doutes, les peurs et les insécurités de nos hommes, ce qui compense leur manque d’affection et d’en subir les conséquences de l’obligation de célibat C’est une voix, la nôtre, qui ne peut être ignoré, étant donné que vous écoutez de réaffirmer le caractère sacré de ce qui est sacré n’est pas une loi, tout en ignorant les droits fondamentaux des individus. nous fait mal
le mépris avec lequel les siècles et dans des déclarations récentes en essayant de faire taire les cris des hommes et des femmes qui souffrent dans le linceul déchiré maintenant du célibat obligatoire.
Nous avons l’intention de répéter – même si maintenant beaucoup de chrétiens savent – que cette discipline n’a rien à voir ni avec les Écritures en général, surtout les Évangiles, ni Jésus, qui n’a jamais parlé.
En effet, comme nous le savons, il aimait être entouré de disciples, presque tous mariés, et les femmes. Dites-nous ce que Jésus a vécu un prêtre célibataire et il suffit de suivre son choix. Ici, en effet, un choix. Mais une règle ne peut pas être un choix, si ne pas forcer la direction. Mais si vous définissez le charisme, ne peut donc être imposée, ni nécessaire, et encore moins le Seigneur, qui voulait nous libérer, parce que la liberté est l’amour, toujours.
E ‘donc tendance à penser que certaines expressions destinées à priver certains de ses disciples, au-delà de toute possibilité présumée?
Les raisons sont bien connues de son temps, a conduit la hiérarchie de l’Eglise à l’intégrer dans son cadre juridique: intérêt et d’abordabilité. Alors tous à travers les siècles a été assaisonnée d’une dose de misogynie et de l’hostilité envers le corps, la psyché et de leurs besoins de base.
E ‘, alors, une «loi de l’homme» dans le sens le plus large. Il doit partir de là, alors nous nous demandons si, comme toutes les lois humaines, jusqu’à un certain point dans un certain moment historique, il n’est pas opportun de réexaminer et de modifier ou même, espérons-le, de l’éliminer.
Pour cela, il est beaucoup d’humilité, de courage, de déroger à une logique de pouvoir d’automne consciencieusement dans le monde des hommes qui, qu’on le veuille ou pas, le prêtre appartient.
Citant Eugen Drewermann («Fonctionnaires de Dieu – psychodrame d’un idéal, Rhétie, 1995),« Selon l’idéologie théologique de la personne des regards individuels religieux comme un seau d’eau doit être complètement vidé de son contenu pour remplir à ras bord avec tout ce qu’il paraît souhaitable de supérieurs ecclésiastiques. Cela neutralisera toute la sphère des sentiments humains pour les décisions du pouvoir. La gamme complète des relations humaines possible de survivre un seul type de relation: la correspondance entre l’ordre et la soumission, le maître et le serviteur rituel, l’abstraction et la réduction de la vie au formalisme du respect de certaines directives.
Ce n’est pas une question d’avoir plus de temps à consacrer à d’autres, comme l’indique le plus populaire parmi les innombrables expressions utilisées par ceux qui croient que le religieux ne doit pas et ne peut pas avoir un partenaire, mais plutôt un rejet de l’idée que les deux a permis de jouir d’une présence plus intime et personnelle sentimentale, parfois les mêmes amis.
En fait, continue Drewermann, “l’identification requise par le rôle professionnel ne se permet pas de vivre comme une personne, et n’a donc pas d’autre choix que de feindre la chaleur, émotionnel proximité, de compréhension pastorale empathie, faire tapage au lieu de vivre de manière authentique. “
Selon ce point de vue institutionnel, le prêtre dans son ministère est réalisé par un ordre sacré, et ne se marient pour une durée de vie. Mais la décision susceptible de libérer un jeune garçon, enthousiasmé par la proposition grande qu’il pense qu’il a reçu, n’implique pas que son engagement pour le message de Jésus ne peut pas grandir et mûrir, changer et peut-être mieux exprimé, à un moment donné, par l’intermédiaire un sacerdoce marié. C’est juste que cela se produit, ce qui n’a pas été en mesure de voir ou d’apprécier pleinement.
Un choix de ce type ne peut pas être immuable, et il n’est ni une trahison ni d’une chute ou une transgression parce que l’amour ne transgresse pas l’amour. Et le prêtre, comme tout être humain a besoin de vivre avec d’autres, d’avoir des sentiments, d’aimer et d’être aimé profondément et aussi de comparer les uns avec les autres, ce qui n’est guère disposé à le faire par crainte de s’exposer au danger.
Derrière le rideau de la dit et non dit, c’est ce que nous vivons. C’est comme ce système ecclésiastique avec ses règles, parvient à emprisonner la santé plupart d’entre nous tous.
Quoi qu’il arrive, en effet, si le prêtre tombe amoureux? Vous pouvez choisir:
1. À sacrifier leurs propres besoins et sentiments et ceux des femmes, en faveur d’un «plus grand bien” (qui?)
2. Pour faire l’expérience vous-même l’histoire de caché, avec l’aide et la complicité de ses supérieurs, mais ne venez-vous de connaître et de ne pas laisser des traces (plus d’enfants)
3. De «jeter sa soutane aux orties», un terme qui définit le choix habituel pour quelqu’un qui ne l’ont fait, c’est un traître.
Chacune de ces options entraînant de grandes souffrances aux intéressés que, quoi qu’il arrive, ont beaucoup à perdre.
Et quels sont les choix pour les femmes?
1. Sacrifice à leurs propres besoins et sentiments en faveur de “plus grand bien» (dans ce cas la bonne du curé)
2. Pour accepter de vivre dans l’histoire secrète, en passant le reste de sa vie à attendre pour le prêtre de consacrer quelques bribes de son temps, Stolen Moments, sacrifier le rêve d’une histoire à côté d’un homme “normal”
3. Porter le poids de celui qui a forcé le prêtre “à jeter sa soutane aux orties, en plus de partager le poids de son prétendu« échec ».
Un prêtre qui quitte est toujours considéré comme «celui qui n’a pas effectué sur le grand renoncement nécessaire», puis en quelque sorte être isolé. Et c’est une chose difficile à supporter, pour ceux qui sont convaincus qu’ils sont «un élu qui a reçu un appel spécial,” alter Christus, qui consacre un seul geste des mains, transforme la nature des choses … qui pardonne , qui sauve!
Il peut être renoncé à tout cela? Et pour quoi faire?
Pour une vie conjugale normale, ce qui semble encore modeste comparé à la possibilité que le Dieu «officiel peut exercer par l’ordre sacré.
Pourtant, l’une des phrases récurrentes que les prêtres de leurs «compagnons», est résumée en quelques mots: «J’ai besoin que vous soyez ce que vous”, c’est à dire, un pasteur.
Ne soyez pas surpris! Pour pouvoir être des témoins efficaces de l’amour dont ils ont besoin d’incarner et de vivre pleinement, que leur nature exige. C’est une nature malade? Transgressive?
A bien lire, cette expression trahit l’urgence au lieu d’être aussi partie d’un monde de deux ans, d’exercer ce droit dans l’église institutionnelle naturel et fondamental parle souvent dans les encycliques latine et ufficialissime, apparemment réservé pour les laïcs, et a nié clercs, qui deviennent alors des êtres surnaturels, alors séparé de tout le monde, ils sont incapables de distinguer les contours.
Mais vous ne voyez pas que le prêtre est douloureusement seul? A beaucoup de choses à faire, qui remplissent la journée, mais le cœur vide. Souvent même pas conscience, mais comme la liturgie et les devoirs de sa charge.
Il se peut que entre amis il ya un aspect spécial, même à première vue, faite juste pour réchauffer le coeur, l’achèvement et l’enrichissement du ministère. C’est ce qui se passe, tout simplement.
Mais la discipline de l’Eglise dit: «Non, vous avez été choisi pour quelque chose de plus grand.” Et vous manque, pourquoi ne pas imaginer quelque chose de supérieur à ce qu’il essaie. Mais l’obéissance confiance qu’il a promis, en pensant qu’il représente la volonté de Dieu, son plan pour lui et ceux qui, comme lui. Le héros retourne célibat à la vedette d’une institution qui prétend de ce genre et a peut-être déjà préparé une promotion en échange de la nécessaire séparation.
Et toute cette destruction au nom de cet amour?
Qu’est-ce que se cacher, qui est l’abandon, ça fait mal. Ce n’est pas l’amour du Père. Citant un Drewermann conclusion, “le Dieu dont Jésus veut exactement ce que l’Église catholique d’aujourd’hui concerne plus que toute autre chose: une vie en couple homme libre et heureux, que l’anxiété ne se pose pas, mais par la confiance et l’obéissance est libéré des contraintes d’une tyrannie de la théologie traditionnelle qui préfère chercher la vérité de Dieu dans l’Écriture, plutôt que le caractère sacré de la vie humaine. “

Antonella Carisio
Maria Grazia Filippucci
Stephanie Salomon
… Avec les autres … au nom de tous ceux qui souffrent à cause de cette loi injuste
(Sous la direction de la rédaction du dialogue http://www.ildialogo.org)

 

Elles l’ont envoyé à beaucoup de journaux. Finalement la revue Adista a accepté de faire une recension, ce qui est un record, car beaucoup de revues italiennes se gardent bien d’être critiques par rapport à tout ce qui touche à l’église catholique qui occupe encore en Italie un poste sur un promontoire… :

FINALMENTE PUBBLICATA SU ADISTA !!!!!!!!!!!!!!!

LE ‘DONNE DEI PRETI’ SCRIVONO AL PAPA: “ABOLIAMO IL CELIBATO OBBLIGATORIO”

35584. ROMA-ADISTA. Una lettera aperta al papa per chiedere l’abolizione del celibato obbligatorio per il clero: a sottoscriverla è un gruppo di donne – Antonella Carisio, Maria Grazia Filippucci, Stefania Salomone, “insieme alle altre… anche a nome di tutti coloro che stanno soffrendo a causa di questa legge ingiusta” – che “ha vissuto o vive tutt’ora l’esperienza di una relazione con un prete o religioso”. 
L’occasione è stata fornita dal discorso tenuto da Benedetto XVI nel corso del convegno teologico internazionale “Fedeltà di Cristo, fedeltà del Sacerdote”, promosso dalla Congregazione per il Clero e svoltosi nei giorni 11 e 12 marzo presso la Pontificia Università Lateranense. “L’orizzonte dell’appartenenza ontologica a Dio”, ha dichiarato in quella sede il papa, “costituisce la giusta cornice per comprendere e riaffermare, anche ai nostri giorni, il valore del sacro celibato, che nella Chiesa latina è un carisma richiesto per l’Ordine sacro ed è tenuto in grandissima considerazione nelle Chiese Orientali”. “Esso è autentica profezia del Regno, segno della consacrazione con cuore indiviso al Signore e alle ‘cose del Signore’, espressione del dono di sé a Dio e agli altri”. 
Secondo le redattrici della lettera, con queste parole Ratzinger ha voluto “riaffermare la sacralità di ciò che sacro non è”. Per questo motivo occorre ribadire, “nonostante ormai molta parte dei cristiani lo sappia”, “che questa disciplina non ha niente a che vedere né con le scritture in genere, Vangeli in particolare, né con Gesù, che non ne ha mai parlato. Anzi, per quanto ne sappiamo, egli amava circondarsi di discepoli, quasi tutti sposati, e di donne. Ci direte che anche Gesù ha vissuto da celibe e il prete semplicemente si conforma alla sua scelta. Ecco, appunto, una scelta. Ma una norma non può essere una scelta, se non forzandone il senso. Se poi lo si definisce carisma, non può dunque essere imposto né richiesto, tanto meno al Signore, il quale ci ha voluto liberi, perché amore è libertà, da sempre. È quindi verosimile pensare che intendesse negarne determinate espressioni ad alcuni dei suoi discepoli, al di là di ogni supposta opportunità?”.
La regola del celibato è dunque “una legge ‘umana’, nel senso lato del termine. È da qui che bisogna partire, affinché ci si interroghi se, come tutte le leggi umane, ad un certo punto, in un certo momento storico, non sia il caso di ridiscuterla e modificarla o addirittura, come auspichiamo, eliminarla”. Anche perché la possibilità di vivere un’esperienza affettiva completa ed appagante è spesso un presupposto fondamentale per sviluppare quella capacità di ascolto e comprensione dei problemi concreti del mondo e della condizione umana che al prete è chiaramente richiesta dal proprio ruolo e direttamente sollecitata dai fedeli della propria comunità: “Una delle frasi ricorrenti detta dai preti alle loro ‘compagne’”, si legge ancora nella lettera, “si riassume in poche parole ‘ho bisogno di te per essere quello che sono’, cioè, un prete. Non stupitevi! Per riuscire ad essere testimoni efficaci dell’amore hanno bisogno di incarnarlo e viverlo pienamente, così come la loro natura esige. È una natura malata? Trasgressiva? A ben leggere, questa espressione tradisce invece l’urgenza di essere anche parte di un mondo a due, di poter esercitare quel diritto naturale e fondamentale di cui spesso la Chiesa istituzionale parla nelle ufficialissime e latine encicliche, riservato evidentemente ai soli laici, e negato ai chierici, che diventano così esseri soprannaturali, talmente separati da tutti gli altri, da non riuscire più a distinguerne i contorni. Ma è possibile che non riusciate a vedere che il prete è dolorosamente solo? Ha un sacco di cose da fare, che gli riempiono la giornata ma gli svuotano il cuore. Spesso neanche se ne accorge, preso com’è dalle liturgie e dalle incombenze del suo ufficio. E può capitare che tra le conoscenti ve ne sia una speciale che sembri, già a un primo sguardo, fatta apposta per scaldargli il cuore, completando ed arricchendo anche il ministero. È questo che accade, molto semplicemente”.
È possibile leggere il testo integrale della lettera sul sito del periodico Il Dialogo (ww.ildialogo.org). (e. c.)

Stefania
T
raduction toujours aussi mauvaise…
Lettre ouverte au pape demandant l’abolition du célibat obligatoire pour le clergé, signée par un groupe de femmes – Antonella Carisio, Maria Grazia Filippucci, Stephanie Salomon, avec d’autres … au nom de tous ceux qui souffrent en raison de cette loi injuste et qui ont vécu ou vivent encore l’expérience d’une relation avec un prêtre ou un religieux.
L’occasion a été fournie par le discours prononcé par le Pape Benoît XVI lors de la Conférence internationale de théologie “Fidélité du Christ, fidélité du prêtre», organisée par la Congrégation pour le Clergé le 11 et 12 Mars à l’Université pontificale du Latran. «L’horizon de l’ontologique appartenant à Dieu,” a dit à cette occasion le Pape, “est le cadre approprié pour comprendre et réaffirmer, encore aujourd’hui, la valeur du célibat sacré dans l’Église latine qui est un charisme requis pour Ordres sacrés et est tenu en haute estime dans les Eglises orientales “. “Il est une prophétie authentique du Royaume, un signe de la consécration avec cœur sans partage au Seigneur et aux « choses du Seigneur », une expression du don de soi à Dieu et aux autres.”
Selon les rédacteurs de la lettre,  Ratzinger a voulu «réaffirmer le caractère sacré de ce qui est sacré.” Pour cette raison, il doit être répété, (bien que maintenant beaucoup de chrétiens le savent), que cette discipline n’a rien à voir ni avec les Écritures en général, en particulier les Evangiles, ni avec Jésus, qui n’en a jamais parlé. En fait, pour tout ce que nous savons, il aimait à s’entourer de disciples, presque tous mariés, et de femmes. Nous disons que Jésus a vécu comme un prêtre célibataire et simplement conforme à son choix. Ici, en fait, un choix. Mais une règle ne peut pas être un choix, Elle n’a pas à forcer le chemin. Et si vous définissez charisme, ne peut donc être imposée ou demandée, beaucoup moins pour le Seigneur, qui a voulu nous libérer, parce que l’amour est la liberté, toujours. Par conséquent, il est plausible de penser qu’il voulait nier certaines expressions avec certains de ses disciples, au-delà de toute possibilité présumée? “.
La règle du célibat est donc “un droit« humain »dans le sens large du terme. Voilà où nous devons commencer, nous avons donc se demander si, comme toutes les lois humaines, à un certain point dans un moment historique, il ne convient pas à le rediscuter et la modifier ou même, comme nous l’espérons, l’éliminer “. Aussi parce que la possibilité de vivre une expérience émotionnelle riche et satisfaisante est souvent une condition préalable à développer la capacité d’écouter et de comprendre les vrais problèmes du monde et de la condition humaine que le prêtre est clairement requis par leur rôle et directement sollicité par les fidèles de la leur communauté: “une des phrases récurrentes que par les prêtres à leurs« camarades », poursuit la lettre,” se résume en quelques mots: «Je vous besoin d’être qui je suis», qui est, un prêtre. Ne soyez pas surpris! Pour être en mesure d’être des témoins efficaces de l’amour, ils ont besoin de s’incarner et de vivre pleinement, ainsi que leur nature l’exige. Il est encore un malade? Transgressif? A bien lire, cette expression trahit la place de l’urgente nécessité d’être également partie d’un monde de deux, à exercer le droit naturel et fondamental dont l’Église institutionnelle parle souvent dans ufficialissime et latins encycliques, apparemment réservé seulement pour les laïcs, et refusée clercs, les rendant êtres surnaturels, si séparent du reste du monde, qu’ils sont incapables de discerner sa forme. Mais il peut ne pas être en mesure de voir que le prêtre est douloureusement seul? Il a beaucoup de choses à faire, qui remplissent la journée, mais le cœur vide. Souvent même pas le réaliser, car il est tiré de la liturgie et les devoirs de sa charge. Il peut arriver que les connaissances il ya une spéciale que les regards, même à première vue, fait chaud pour son cœur, compléter et enrichir le ministère. Voilà ce qui arrive, tout simplement “.
Vous pouvez lire le texte intégral de la lettre sur le site Web de la revue Dialogue (ww.ildialogo.org). (S. C)
Stefania