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AMORE NEGATO, Association italienne de compagnes : Bibliographie

 Bianco e nera – un roman de Federico Boletin, Ed. Gabrielli, Verona 2008

Recensione di Ausilia Riggi

De la part de “Amore Negato” l’Association partenaire de Plein Jour en Italie

Se a leggere un libro scritto da un prete sposato è la moglie di un prete, che per giunta ha alle spalle quindici anni di vita religiosa, ogni parola provoca in lei sensazioni che toccano il suo vissuto personale, le sue viscere, fino ad impedirle di pensare. E’ il mio caso.

Davvero non potrei fare una vera e propria recensione, dato il processo di identificazione, che è perfetto: Federico è, sia mio marito sia la suora che ero io; Kate è la donna amica-fidanzata per dieci anni e la moglie poi, che sono stata io.

Mi limito a raccogliere suggestioni utili ad altri che potranno leggere il libro, e che invito a  badare meno alla forma letteraria del romanzo indicata nella prima di copertina, per accostarsi alle grandi questioni poste dal percorso di vita dello scrittore; questioni storiche ed eterne. Storiche, perché legate a condizioni fattuali che si verificano all’interno di strutture totalizzanti; eterne, non perché destinate a durare sempre, ma perché riguardano l’essere umano nella sua sostanza di persona.

Perché parlo di questioni? Il termine sottende la ricerca di una spiegazione che finora non si è data, né si deve aver fretta a dare. E’ infatti, a mio modo di vedere, sproporzionato l’attraversamento del travaglio di tanti che si possono riconoscere in quello di Federico e di Kate. Con tante sofferenze che ci sono nel mondo, queste dovute a fattori di mentalità condizionate da tabù e solo tabù, meriterebbero una reazione forte che veda unite le persone che ne sono vittime: non contro l’istituzione che difende una realtà sulla quale si può ragionare quanto si vuole, ma inutilmente, perché si tratta di contrapporre Davide e Golia; anche se piccoli davide, almeno una parte di noi pensa che sarebbe da preferire, alla vittoria di rendere il celibato opzionale, la creazione di un modello di prete sposato fuori dal ruolo istituzionale; un modello propositivo di un nuovo modo di essere chiesa, ma soprattutto di fede vissuta e missionaria, senza fare altre chiese e chiesuole.

Bisogna spazzare via questa inutile sofferenza a vita di persone devastate nel centro della personalità, fino al punto di ritenersi portatrici di un’essenza “altra”: ma se siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio, che vogliamo aggiungere a questo??? C’è da riprendersi la libertà di figli di Dio!

Dal dire al fare…

Pericoli di varia natura insidiano la semplice verità che nessuno è Dio sulla terra. E dobbiamo essere sereni anche nel giudicare chi ha manomesso questa verità. Non è vero che l’essere umano cerca ancoraggi robusti? che lui stesso cerca il Dio nell’istituzione e se sa di incarnarla perde la testa, il cuore, tutto?.

La storia non si giudica, ma si deve trovare il modo di innescare in essa un processo di liberazione. Cosa difficilissima in ogni caso, assolutamente aspra nel caso di una persona che ha preso una piega dai caratteri presunti come definitivi, contro ogni principio di realtà.

Ecco perché parliamo di questioni aperte. Affrontarle parzialmente, cercando di ottenere la variazione di questa o quella legge che regola il modo di essere nell’istituzione, è fare un buco nell’acqua per chi vuole lanciare avanti la storia.

Io sposterei l’oggetto della questione dalla rivendicazione dei diritti umani, alla ricostruzione di una mentalità sana in noi.

Ripeto: dal dire al fare!…..

Leggendo questo libro si assiste ad uno scenario che va oltre i fatti: dietro di essi prende forma proteica e sfuggente tutto un mondo sommerso in cui si agitano, intersecandosi, opposti sentimenti, speranze e paure, remissività umiliante e ribellione orgogliosa… Crea sconcerto questo scorrere tra gli opposti, nei quali i soggetti in pena sono giudici severi che sostanzialmente si autocondannano, perché hanno assimilato loro malgrado le ragioni dell’istituzione e, mentre si appellano alla propria coscienza, non sanno crederle. Si ripete ancora una volta il mito di Ercole al bivio, ai confini tra le terre dei vivi e l’ignoto…

Davvero i miti sapevano raccontare la fatica della consapevolezza e si premuravano di coprirla con il velo pietoso della trasposizione leggendaria.

Ma io, come tanti altri della nostra epoca, caduta dalla lusinghevole prigionia delle antiche credenze nell’abisso della consapevolezza (tanto che questa si è riservato uno spazio inaccessibile nell’inconscio), vorrei servirmi degli stessi miti per misurarmi con la verità dei fatti. Dico “la verità dei fatti”, non la pura Verità. Perché c’è anche il pericolo di improvvisarsi paladini della Verità a tutto tondo: il sogno totalitario dell’istituzione si ricrea all’interno della persona sotto forma di un ideale di purezza incontaminata, irrispettosa delle debolezze umane.

La consapevolezza ci ha resi capaci di scoprire l’origine di tanti violenti condizionamenti e nel medesimo tempo ci lascia in balia dei conflitti distruttivi che ne derivano, rendendo duplice la persona. E i conflitti non sedimentati si nascondono tra e ceneri di quel che è rimasto del passato, turgidi, resistenti alla distruzione del fuoco. Purtroppo non basterà una vita ad annientarli.

Caro Federico, ti assicuro che sono le tracce di sofferenza che ho visto nel viso di mio marito morente, che vorrei cancellare dal tuo, come in quello di tanti altri. Hai fatto bene a parlare di te, ma farai più bene ancora quando riuscirai ad utilizzare la tua esperienza come occasione di liberazione che si colleghi a tutti i tipi di liberazione umana. Ti confido il mio sogno che condivido con alcuni: fare nostra la chiesa universale dell’umanità; rendere il cristianesimo umano, come diceva Giovanni XXIII.

Seduta al computer mentre ero alle prime armi nel lavorare al sito “donne contro il silenzio”, mio marito, gravemente ammalato, spesso si poneva alla mie spalle per alcuni momenti senza parlare. Finché mi disse:” mi prometti che continuerai ad interessarti dei nostri?”.

I nostri! E le nostre, mi sono ripetuta in cuore. E oggi sono con te e con Kate, ad ascoltare briciole di quanto stupendamente consegni alla storia:

a) La descrizione di una formazione presbiterale (devastante, maschilista, altro):

 “Io sono stato cliente del bisogno di sentirmi sempre protagonista, di sentirmi salvatore…. Sempre il migliore, sempre rappresentante di un sistema assistenzialista e cliente del miglior offerente (p. 35). [Nell’ordinazione sacerdotale, il vescovo si rivolge di rito al rettore del seminario con questa domanda:] “Sei certo che ne siano degni?” (p. 41). “Verso la fine [dell’atto liturgico] le facce conosciute che si accostavano a me per ricevere l’ostia consacrata mi trasmettevano affetto. Sui loro occhi leggevo stima e incoraggiamento. Ad aspettarmi fuori c’era uno striscione da stadio con il mio nome. Saluti, baci e abbracci a ritmi da star. Ero contento, circondato dalle mie donne, come un principe azzurro nelle favole a lieto fine (p. 42). La cosa interessante era che, quando una ragazza aveva trovato il fidanzato, non si faceva più sentire (p. 74). [Un saggio prete diceva:] “Se volete trovarvi una ragazza entrate in Seminario!”. Certo, il seminarista è il tipo d’uomo più desiderato dalle donne, a maggior ragione se è anche fisicamente bello o non brutto. Non solo per il senso del proibito, ma anche perché è gentile, educato, sa ascoltare, ha la parolina giusta per ogni circostanza. E soprattutto perché si presenta come colui che non ha in mente solo il sesso, diversamente da tutti gli uomini! (p. 74). “Essere di tutti e di nessuno, senza preferenze. Provocante e sfuggente. Affascinante. Libero di occuparti delle cose del Padre” (p. 141).

Lo stupore per la genuinità africana (una tua via di liberazione?)

“La danza per gli africani non è semplice folklore, è la grande scoperta che la natura ultima del tempo è il ritmo: né linearità né circolarità, sempre la stessa cosa e sempre diversa, l’ultimo passo uguale al penultimo, e tuttavia ognuno diverso e distinto” (p. 18). “Per lei era impensabile che una cosa avesse valore in sé, il suo valore dipendeva soprattutto dall’uso che se ne faceva. E l’uso era quello di creare maggiore soddisfazione e partecipazione” (p. 68). “ Kate ha personificato per me la cultura che mi ha salvato da una possibile esplosione letale” (p. 69). Kate: “Non ho parole per un mistero così grande come quello della vita” (p. 71).

Il bisogno di essere bene-fattori (e questo ti resterà appiccicato addosso,camuffato, se non stai attento!):

“Da tempo desideravo avere l’onore di poter condividere la mia prima messa con persone convenzionalmente “escluse” dalla società: barboni, prostitute, tossicodipendenti, ex-carcerati ecc….. Ma era soltanto un modo per potermi affermare, davanti a tutti, nella mia diversità” (p. 45). Il mio motto era: “Non voglio più aiutare nessuno, voglio semplicemente condividere” (p. 68).

La persona assimilata all’istituzione (meno male che l’amore ti “ha svegliato dal sonno della ragione!):

[L’arzigogolo dei ragionamenti:]“La vera schizofrenia l’ho sperimentata su due particolari livelli: quello religioso-istituzionale e quello psicologico” (p. 105). “Un conto è l’errore personale, un altro conto è l’errore strutturale” (p. 106). “Mi sentivo parte di una Chiesa santa perché fatta di uomini peccatori, non di una Chiesa peccatrice fatta di uomini perfetti!” (p. 106). “Potrei fare riferimento a molti testi e citare autori famosi, ma non mi crederebbero. “Vuole giustificarsi!”. Perché l’amore per una donna mi cancellerà automaticamente quell’aureola di santo che aleggiava sopra la mia testa mentre leggevo il Vangelo in chiesa? perché cercheranno di farmi capire che non sono più lo stesso di prima?” (p. 140). “L’amore per una donna può forse sminuire la mia personalità?” (p. 141). “Non ho mai perso la mia vocazione di annunciare il regno di Dio, sto soltanto cambiando stile” (p. 145).

Dietro la sessualità repressa la solitudine (ti prego, non ragionarci più; volta pagina):

“Solo con altri confratelli preti! Come poteva donarmi vita un altro castrato come me?” (p. 107). “La domenica, quando scende la sera, le attività parrocchiali chiudono i battenti… La città riposa, le famiglie si riuniscono, alcune coppie sono ancora in giro per l’ultima cena in pizzeria. Per un prete è il momento peggiore, cala la tensione… “Signore, qual è la mia famiglia?” (p. 75). “Non ho mai  capito cosa volesse dire conoscere le persone ma non legarsi ad esse. Come posso stabilire dall’inizio che le porte del mio cuore devono rimanere chiuse per tutti?” (p. 77). “La mia vita non può essere così!”. E mi arrabbiavo. “non sono stato pensato per vivere da solo!”. O è crudele Dio a chiedermi un sacrificio così grande, o sono crudeli gli uomini che hanno inventato delle leggi contro natura (p. 78).  “Ero in ascolto della Vita che è più grande di me e dei miei progetti” (p. 79). “Sono le mie radici…. Ricordo che sopra il divano della camera da letto dei miei genitori siede un bambolotto, con una veste nera, che hanno gelosamente conservato dal giorno della mia prima messa… come mi vorrebbero dentro la loro testa: un eterno bambino vestito da prete” (p. 131).

Dilemma schizofrenica (ora mai più!!!):

“… sviluppare una corazza attraverso la quale nessun sentimento poteva entrare… “Ciò che conta è resistere alle tentazioni!”…. mi sono ritrovato fragile, carico di sentimenti, sensibile a qualsiasi storia di sofferenza, incapace di nascondere una parte importante di me” (p. 83). “… come medicina avrei dovuto recitare ogni giorno questa formula magica: “Signore ti ringrazio che mi hai scelto come prete. Fa’ che tutta la mia capacità di amare sia per te”. La mia povera coscienza invece mi diceva: “Ama, non scappare!” (p. 98). “Un figlio sacerdote è il dono più grande che Dio possa fare a una famiglia”. O le confidenze di anziane parrocchiane a mia madre: “quanto mi piacerebbe aver avuto un figlio sacerdote!” …. Mi hanno trasmesso la capacità di fare dei figli e di generare nuova vita. Ma non mi hanno trasmesso la libertà, perché questa non è un testimone che si passa da mano in mano, ma una conquista personale geneticamente non trasmissibile” (pp.131-132). “La libertà viene continuamente ostacolata dalla paura di perdere una certa immagine 133… Anche se non l’ho messo in conto, il mio aspetto assomiglierà a quello di un cane bastonato” (p. 133). “Come potevo pretendere che una donna e una bambina vivessero in perenne cattività, non riconosciute apertamente nei loro affetti e limitate nei loro desideri?” (p. 10)8. “… l’inizio di un viaggio che aveva come irraggiungibile meta la piena conoscenza di me stesso. Alcune donne mi avrebbero consolato volentieri, ma preferivo non usarle. Cercavo la mia casa. La casa è quel posto dove uno arriva senza pensarci (p. 76). Un figlio che delude le aspettative dei genitori non potrebbe essere un’occasione di crescita anche per loro? (…) Devo comprenderli” (p. 135). “Altra tentazione: fare la vittima. Vorrei tanto aver sbagliato. E invece vivo nella confusione, tra quello che sento e quello che mi dicono gli altri” (p. 140). “Cosa posso fare per non vivere da sconfitto? Auto-convincermi e credere che non lo sono” (p. 144).

Lo scompaginamento della personalità (per risorgere bisogna morire):

“Dov’è la mia famiglia? Quali sono le relazioni stabili della mia vita? Per un attimo avevo messo tra parentesi le situazioni che mi procuravano soddisfazione, e stavo leggendo l’essenziale: un soggetto, un verbo e un complemento oggetto. Io sono solo” (p. 73). “[Con Kate] stavo accogliendo il Vangelo vivente” (p. 85).  “La mia coscienza ha stabilito che ero salvo” (p. 87). “… il tunnel del senso di colpa” (p. 88).  “Da quel giorno sono iniziati i nostri tre anni di fidanzamento clandestino, di clausura coatta, di schizofrenia inutile” (p. 90). “Quanta sofferenza! “Qual è il senso della mia vita? Cosa ci faccio qui? Perché continuare a vivere con questa tensione omicida?” (p. 91). “Io amavo Kate ma non volevo rinunciare al mio essere prete” (p. 94). “Chi sono io senza Kate?”. E poi: “Chi sono io senza una parrocchia? Senza il mio ruolo? Senza gli amici? Di lì la lista è continuata: “Chi sono io se tolgo tutto?” (p. 110). “E mi ero convinto che non esiste una scelta definitiva. Soprattutto nella società complessa del ventunesimo secolo” (p. 115). “… Farmi una famiglia significa, in termini molto utilitaristici, rinunciare al “don” davanti al mio nome, al pubblico alle mie omelie, alle offerte delle mie sostenitrici, all’onore e al rispetto dei parenti… Dal punto di vista affettivo ed emotivo sarà un forte scossone”! (p. 129). “Il mio problema, dunque, sono i miei genitori e familiari con i quali ho un rapporto affettivo, nonostante tutti i limiti. non posso prescindere da questo vincolo naturale” (p. 129). “Mi turba solo il pensiero di vedere le lacrime dei miei genitori scendere dai loro occhi… Di notte, nei sogni, vedo mostri con la faccia di mia sorella che mi urlano: “Che cosa stai facendo?” (p. 130)…. “…da santo pubblico al pubblico peccatore” (p. 142). “Anche per me è giunto il momento di compiere il salto di qualità” (p. 151).
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ENTRETIEN AVEC Bulletin FEDERICO — A L’OCCASION DE LA PUBLICATION DE “noir et blanc” GABRIELLI Éditeurs DE SAN PIETRO IN VERONA CARIANO.

1. Qu’est-ce que la manière de vos «résurrections» ? Qu’avez-vous ressenti mort? Et comment avez-vous ressuscité ?

Toute personne qui vit dans une cage est comme mort! J’ai survécu je cache ma relation d’amour, et par conséquent, je me sentais mort.Ufficializzarla, il est logique pour moi de sortir, puis montrer vivre pleinement.


2. Pour quelles raisons avez-vous décidé de confier votre histoire personnelle à l’écriture de «Blanc et noir» ? Vous vouliez sortir d’un cauchemar ou senti besoin d’espace de vie ?
commencement était d’être un simple journal que j’ai écrit pour “jeter”. Ensuite, les pages ont continué à glisser et j’ai décidé de créer un livre. Certains de mes amis m’ont invité à partager, parce que mon-notre histoire était l’expression de sentiments et d’expériences.J’ai donc trouvé un nell’editrice sûr Gabrielli. Enfin, après avoir été privé de la possibilité de prendre la parole dans une église, en face d’un ensemble, j’ai essayé d’autres espaces et des outils pour continuer mon travail.


3. J’ai lu votre brochure à des amis et je dois dire que j’ai adoré. Je l’ai lu aussi, et je me retrouve dans un grand nombre de choses que vous dites. Que pensez-vous des gens comme les lecteurs de votre livre?
En insérant quelques citations tirées de la Bible, j’ai gardé ma référence aux Ecritures. Je ne pouvais pas ignorer le reste de ma formation ni mon soutien actuel! Notre narration mes tactiles de nombreux thèmes, mais ne pas approfondir personne. Lancer des stimuli et des provocations. J’exprime mes sentiments, réflexions personnelles. Prêtres mariés ou en amoureux, les critiques et les chrétiens adultes, les couples mixtes, les hommes et les femmes aux prises avec un amour apparemment impossible. Ainsi, le livre s’adresse à tous ceux qui, tout en se disant chrétiens, ne prétend pas détenir la vérité, mais qui souhaitent construire ensemble à l’écoute de foi sur eux-mêmes et la réalité dans laquelle ils vivent.Malheureusement, il est encore trop tôt parce que les étrangers présents en Italie, en particulier les Africains, ils peuvent lire le livre.


4. Quels ont été les stimuli que vous avez reçu de votre famille?Les souvenirs tout comme l’expérience de freinage. Pourquoi?
Il est vrai, comme je l’écrivais, j’ai souligné les aspects négatifs de ma famille, pour laquelle j’ai trouvé beaucoup de difficultés à les communiquer mes choix. En fait, mes parents m’ont donné des valeurs importantes telles que l’hospitalité et la simplicité. Décrivant ma famille, vénitien, un catholique pratiquant, j’ai essayé d’exprimer les défauts courants des familles “pour de bon”. Le premier d’entre eux est la difficulté à faire face aux échecs et les reculs qui font partie de la vie, au nom d’une image à défendre avec ses dents.


5. Quelle est votre expérience de ce séminaire? La culture et théologiques influences classiques? Quels sont les paramètres à vos enseignants et des professeurs?
La seule chose que le contexte, les éducateurs et les professeurs du séminaire est le fait qu’il nous a enseigné jeune naïf, qu’il ya une vérité et qui coïncide exactement avec les théories de la doctrine catholique. Pour eux, les dogmes et les formules, pour construire notre personnalité et non vice versa. Eh bien, il est également vrai que, à la Faculté de théologie de Padoue la théologie fondamentale et dogmatique prend beaucoup plus de place de l’étude biblique.


6. Comment avez-vous dans la nécessité de faire un voyage sur le continent africain? Ce que vous a changé?
Un sixième sens m’a poussé à aller en Afrique. Ma grande sensibilité est resté impressionné par les images tragiques que la télévision divulgués. J’ai commencé en tant que missionnaire et sauveur, j’ai redécouvert comme un frère. Sang africain, attirés par la musique et la danse, de leur mode de vie. Moi et Fidelia, en fait, nous n’excluons pas la possibilité d’aller vivre là-bas, où beaucoup s’enfuient, aveuglés par le mythe du progrès occidental.

7. Votre première rencontre avec les femmes de la nuit africaine a mis en évidence les limites de votre identité …. Que pouvez-vous nous dire de ces premières réunions?
C’est toujours excitant de se souvenir de ces premières réunions. Je me rends compte que j’ai contesté ma timidité et les formes de contrôle qui dominaient mon esprit et mon cœur. Je tremblais de façon exagérée, la tension intérieure forte. Ils n’étaient pas des femmes, des artistes ou des catéchistes de la paroisse. Bonne histoire dans le livre de nous, comme deux blessures qui ont attiré les signes de traumatisme. Le désir de transgression paradoxalement me mis en face de ma vérité et mes besoins réels.

8. Comment avez-vous pensé à votre séminaire de formation à la lumière de cette expérience avant? Que voulez-vous faire économiser plus?
filles dans la rue pour me demander un type de relation qui n’a pas été traitée dans les manuels de théologie. La vie de Jésus, cependant, est un exemple frappant de celui qui remplit les gens sans les juger ou de les classer dans des modèles pré-conçus. Donc, étude de la Bible, dans ses diverses et complémentaires écoles de pensée, il est essentiel de former une conscience selon la logique de l’Evangile.

9. Quelles sont les blessures qui sont plus «difficiles à guérir et être guéri?Certes, les blessures qui ont été infligées volontairement et dans le nom de Dieu. célibat obligatoire et la fermeture de répression contre les femmes sont imposés comme un outil pour être plus productif en “société-Église», puis je me suis senti trompé, à l’intérieur. Deception est venu la colère, ils essaient encore, mais dans une moins il ya quelques mois.

10. Antonio De Angelis, après sa plainte livre-confession, dit clairement que les petits séminaires devraient être absolument fermée. Que pensez-vous de cela?
entièrement d’accord avec lui. Pour un adolescent, il est essentiel d’évoluer au sein d’une famille, dans la relation conflictuelle avec leurs parents, en contact avec les besoins réels et réel que n’importe quel contemporain.L’environnement du séminaire, comme toute organisation hiérarchique et nell’adolescete militaire déclenche des mécanismes qui tournent autour du rôle, la carrière, la peur de raconter leur histoire et à découvrir comme le coupable. Il a également des pouvoirs de la famille et des connaissances sur les attentes, le conditionnement et difficile à gérer, l’avenir des jeunes.

11. Che ce qui reste de votre ordination? Vous sentez-vous toujours un prêtre? raisons pour lesquelles je suis devenu prêtre en 2001 à Padoue, les ancres sont présents en moi. En effet ont renforcé grâce à une lecture, plus mature et communautaire, les signes des temps. Mon service, gratuit, désintéressé, honnête en faveur de la construction d’un monde de justice, de paix et d’amour continue à me fasciner. Bien sûr, les formes varient, s’adaptent à vos besoins personnels et ceux autour de moi. Je sais que je suis en phase avec la pensée dominante de l’Église catholique, mais je me sens partie d’un mouvement qui lutte plus large pour un renouveau de l’Eglise.

12. La votre expérience en paroisse comment vous vécu? Avez-vous essayé de christianiser ou humanisante?
quittant le séminaire, les rythmes sont totalement changé. La réalité de la paroisse est beau parce qu’il est varié, mais la pastorale, à mon avis, devrait être examinée sérieusement. Le contexte social et religieux a changé, les défis liés à des problèmes communs à tous, de protéger l’environnement de la politique, de l’immigration. Mais surtout, quand vous mettez sur la personne et son histoire, sont les relations humaines qui comptent, leur profondeur et leur substance. Cela signifie pour les dirigeants de l’Église de revoir tout approche théologique et une structure politique enracinée dans des siècles.
13. Ti souhaite continuer à être prêtre marié au service de la communauté locale?
serait mon rêve et c’est la raison pour laquelle j’étais dans le quartier où j’ai exercé le ministère sacerdotal.Avec ma famille. Le maintien de ces amitiés et des relations qui transcendent le rôle institutionnel. Je n’ai pas à l’esprit de créer une autre église, mais de proposer des initiatives de renouveau de cette église.

14. Il roman de votre vie est belle parce que vous donnez trop de morbidité. Quand avez-vous réalisé en amour avec Fidelia?
quand j’ai réalisé que non seulement elle qui avait besoin de moi, mais j’ai surtout elle, à ce moment, je suis descendu du piédestal et a commencé une relation d’égalité.

15. Che ce que vous pensez l’expérience de Don Sante Sguotti? Parce que vous n’avez pas l’intention de partager vos expériences et voir ce que vous avez en commun, pour faire avancer ensemble la cause de prêtres mariés?

Avec Don Sante, nous avons rencontré souvent, de partager nos expériences, mais pas de concevoir un bout de chemin ensemble. Il se sent 99 pour cent catholique, je ne le fais pas. Selon moi, la question n’est pas le sacerdoce ou le mariage d’un couple marié séparé ou divorcé, mais le renouvellement radical de l’Église, à commencer par la reprise d’une lecture approfondie et la communauté, la Parole de Dieu, écrite et orale.

16. Sur la première partie de la Votre aspect de l’histoire prévaut dédié à la corporéité et de la sexualité refoulée encore inexprimé. Qu’est ce qui détermine cette phobie sexuelle de l’Eglise?
gestion de leur sexualité est une question qui nous concerne tous. L’Église a créé une mentalité répressive et oppressive à un discours de contrôle et de domination des consciences. En fait, la répression d’une taille de sorte qu’il s’agit d’une corporéité humaine fondamentale, crée personnalité immature, triste et violent.

17. Che que vous avez ressenti à la naissance de Lucy et Julia maintenant? Qu’est-ce que cela signifie pour vous la paternité physique?

Avec Lucy, j’ai réalisé que les pères ne sont pas nés, mais ils sont faits, de sorte que vous devenez enfants.Avec Julia Je comprends que la paternité est responsable pour toujours. Mais en plus de comprendre, je me sens tellement joie d’être appelé le Père, de même des autres enfants qui n’ont pas de père.Pourquoi un rôle qui est basée sur le degré de l’affection et de la sagesse que d’autres éprouvent sur ​​moi.

18. Ha placé limites de l’éditeur Gabrielli votre histoire et de son contenu?

Absolument pas. Je cherchais une maison d’édition sérieuse, de peur d’être utilisé dans le sillage de Don Sante. Emilio Gabrielli, immédiatement m’a félicité et sentait mon écriture valable non seulement du point de vue littéraire, mais aussi de ce contenu.

Monday, 10 Novembre, 2008